03 gennaio 2022

Il nuovo rapporto Eurispes e UCPI sul processo penale in Italia

Il nuovo rapporto Eurispes e UCPI sul processo penale in Italia

La riforma del processo penale e gli obiettivi del PNRR

La riforma del processo penale, necessaria per migliorare l’efficienza del sistema giudiziario, è uno degli impegni richiesti all’Italia dall’Unione Europea, anche in relazione ai fondi del PNRR. Il primo obiettivo è ridurre la durata dei processi, innovando i modelli organizzativi e puntando sulla digitalizzazione.

La nuova indagine Eurispes–UCPI

Eurispes e Camere Penali hanno presentato una nuova Indagine sul Processo Penale in Italia, a dodici anni dalla precedente. L’obiettivo è analizzare, con criteri statistici rigorosi, cosa accade realmente nelle aule di giustizia italiane.

Il lavoro, presentato a Roma lo scorso dicembre, ha monitorato 13.755 processi in 32 Tribunali distribuiti sul territorio nazionale.

Le dichiarazioni di Gian Maria Fara (Eurispes)

Gian Maria Fara ha ricordato che la ragionevole durata del processo è un diritto costituzionale costantemente violato. La lunghezza abnorme dei processi ostacola la competitività del Paese e mina la civiltà giuridica complessiva. La giustizia è diventata terreno di scontro politico e istituzionale, aggravando nodi storici già irrisolti.

Le parole di Gian Domenico Caiazza (UCPI)

Caiazza ha sottolineato che la ricerca conferma le vere cause della durata irragionevole dei processi: non le garanzie del giusto processo, ma le carenze strutturali della macchina amministrativa. Intervenire sui diritti degli imputati per ridurre i tempi è illusorio e pretestuoso.

I dati più significativi dell’indagine

L’indagine ha monitorato 13.755 processi in 32 Tribunali.

Le principali cause di rinvio sono: udienza di sola ammissione prove (16,4%), prosecuzione dell’istruttoria (16,1%), discussione (10,7%), assenza dei testi del PM (8,3%), omessa/irregolare notifica all’imputato (6,2%), richiesta di messa alla prova (4,3%), assenza del giudice titolare (3,3%).

Le condanne rappresentano il 40,4% delle sentenze, contro il 60,6% del 2008. Cresce invece l’estinzione del reato: 24,5% contro il 14,9% del 2008.

I tempi di rinvio aumentano: da 139 a 154 giorni in Aula monocratica, da 117 a 129 giorni davanti al Tribunale collegiale. Le udienze durano sempre meno: 14 minuti in Aula monocratica (18 nel 2008), 39 minuti in collegiale (52 nel 2008).

Cause fisiologiche e cause patologiche dei rinvii

Accanto alle cause fisiologiche, pesano motivi patologici: omessa/irregolare notifica all’imputato e assenza del giudice titolare, che comporta il rinvio in blocco di tutti i procedimenti fissati.

Conclusioni: una macchina giudiziaria inefficiente

L’indagine conferma l’inconcludenza di larga parte dei procedimenti penali: solo il 40% si conclude con condanna, mentre il 65–70% delle prescrizioni matura prima del dibattimento, nella fase delle indagini preliminari, dove gli avvocati hanno margini di intervento minimi.

Le vere ragioni delle lungaggini non risiedono nelle garanzie del giusto processo, ma nelle carenze strutturali del sistema. Come afferma Caiazza, quando la realtà statistica irrompe nel dibattito politico, occorre farci i conti.

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