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martedì 17 febbraio 2026

👨‍⚖️ Violenza morale e vizio del consenso nella compravendita immobiliare

Violenza morale e vizio del consenso nella compravendita immobiliare

Violenza morale e vizio del consenso nella compravendita immobiliare

La vicenda che analizziamo riguarda un giudizio civile avente ad oggetto la richiesta di annullamento di un atto notarile di compravendita immobiliare, che gli attori sostengono essere stato stipulato sotto la pressione di presunte minacce. Un caso che, al di là della sua dimensione locale, offre spunti importanti per comprendere come operano gli istituti del vizio del consenso e della violenza morale nel nostro ordinamento ⚖️.

1. Gli istituti giuridici coinvolti

a) Vizio del consenso (artt. 1427 ss. c.c.)

Gli attori chiedono l’annullamento del contratto sostenendo che il loro consenso sarebbe stato estorto. Il vizio del consenso, per essere rilevante, deve riguardare la formazione della volontà negoziale e deve essere provato da chi lo allega 🧩.

b) Violenza morale (artt. 1434–1435 c.c.)

La violenza morale è causa di annullamento solo quando consiste in una minaccia seria, ingiusta, specificamente diretta a estorcere il consenso e causalmente determinante. Negli atti difensivi sono richiamati i principi fondamentali già consolidati: la minaccia deve essere attuale e idonea a determinare la volontà; la mera “rappresentazione interna” di un pericolo non è sufficiente; la minaccia di esercitare un diritto non è di per sé illegittima. Questi criteri costituiscono il perimetro giuridico entro cui valutare la vicenda 🧭.

2. La narrazione degli attori e la realtà dei fatti

Gli attori collocano le presunte minacce in un incontro avvenuto presso lo studio di un Notaio, descrivendo un episodio dai toni drammatici 🎭. Tuttavia, la prova raccolta in giudizio racconta una storia completamente diversa.

Il ruolo del teste e le sue dichiarazioni

L’unico testimone escusso – collaboratore del Notaio rogante – era presente all’incontro indicato dagli attori come momento decisivo della presunta coartazione. Davanti al Giudice, il teste ha dichiarato che gli animi erano agitati, come spesso accade nelle trattative immobiliari, ma che non vi fu alcuna minaccia, né verbale né comportamentale; e che l’unico riferimento del presunto autore delle pressioni fu quello di “rivolgersi a un avvocato”. Una dichiarazione chiara, lineare, resa da un soggetto terzo, imparziale e professionalmente qualificato 👁️‍🗨️.

3. La personalità dei soggetti coinvolti

Un ulteriore elemento di inverosimiglianza emerge dalla personalità dei protagonisti. L’uomo indicato come autore delle presunte minacce è oggi ottantenne e già all’epoca dei fatti era ultrasettantenne. È conosciuto da decenni per la sua indole mite, la sua educazione e la sua profonda religiosità 🙏. Attribuirgli comportamenti aggressivi all’interno di uno studio notarile appare del tutto incompatibile con la sua storia personale e con il contesto.

Dall’altra parte, uno degli attori è laureato in giurisprudenza ed ha esercitato la professione forense 🎓. È difficile sostenere che un soggetto con tale formazione possa essere stato coartato da un generico riferimento ad azioni legali.

4. Il contenuto del contratto: nessuna alterazione, nessuna imposizione

Gli attori sostengono che il contratto definitivo sarebbe stato stipulato a condizioni peggiorative rispetto al preliminare. Gli atti notarili smentiscono questa tesi: il prezzo è rimasto identico, le modifiche riguardano solo aggiornamenti catastali e non vi sono clausole imposte o condizioni penalizzanti 📄. La trattativa si è svolta alla presenza del Notaio e dei suoi collaboratori, senza alcuna compressione della volontà negoziale.

5. La perizia di parte: un elaborato privo dei requisiti minimi

Gli attori hanno prodotto una perizia privata che attribuisce all’immobile un valore superiore. Tuttavia, come evidenziato negli atti difensivi, l’elaborato non è asseverato, non ha data certa, non contiene alcun riferimento ai valori OMI, non riporta le superfici commerciali, non utilizza comparabili di mercato e non applica criteri tecnici minimi richiesti per una stima attendibile 📉. Inoltre, la stima è incoerente con il prezzo liberamente accettato nel preliminare dagli stessi attori.

6. L’onere della prova: un passaggio decisivo

Un aspetto centrale della vicenda riguarda l’onere della prova, che nel caso di domanda di annullamento per violenza morale grava integralmente sulla parte che allega il vizio. È l’attore a dover dimostrare l’esistenza della minaccia, la sua ingiustizia, la sua idoneità a coartare la volontà e il nesso causale con la stipula dell’atto notarile 🔍. Gli atti difensivi chiariscono che, in assenza di una prova concreta e puntuale, non può configurarsi alcuna invalidità del contratto.

Nel caso in esame, gli attori non hanno fornito alcun elemento oggettivo idoneo a dimostrare tali presupposti: nessuna minaccia è stata provata, nessun comportamento intimidatorio è stato riscontrato, e l’unico teste escusso ha escluso in modo netto la presenza di pressioni o atteggiamenti coattivi. In mancanza di prova, la domanda attorea non può che risultare infondata ❌.

7. Conclusioni: quando la prova non basta

Il caso mostra con chiarezza che la violenza morale non può essere invocata sulla base di percezioni soggettive o ricostruzioni tardive. Gli attori non hanno provato l’esistenza di una minaccia, la sua ingiustizia, la sua idoneità a coartare la volontà e il nesso causale con la stipula del contratto. La realtà dei fatti, come emerge dagli atti, è molto più semplice della narrazione proposta: una trattativa vivace, certo, ma condotta alla luce del sole ☀️, alla presenza di un Notaio, senza alcuna forma di coartazione.


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venerdì 13 febbraio 2026

📘 Il Protocollo di Milano sulle spese straordinarie: la guida chiara per capire chi paga cosa dopo la separazione

📘 Il Protocollo di Milano sulle spese straordinarie: la guida chiara per capire chi paga cosa dopo la separazione

Nel contesto dei procedimenti di separazione e divorzio, la gestione delle spese per i figli è uno dei temi più delicati e, spesso, più conflittuali tra i genitori. Non si tratta solo di numeri: dietro ogni voce di spesa c’è la quotidianità dei figli, la loro crescita, le scelte educative e sanitarie, e il modo in cui i genitori continuano a collaborare anche dopo la fine della convivenza. 👨‍👩‍👧‍👦

Proprio per prevenire incomprensioni e contenziosi, il Tribunale di Milano – insieme alla Corte d’Appello, all’Ordine degli Avvocati e all’Osservatorio sulla Giustizia Civile – ha approvato e aggiornato nel giugno 2025 un documento ormai considerato un riferimento nazionale: le Linee Guida sulle spese extra assegno di mantenimento, note come Protocollo di Milano. 📑

Non è una legge, non è un regolamento. È qualcosa di più utile: una prassi condivisa, costruita sull’esperienza concreta di magistrati e avvocati, che viene richiamata sempre più spesso nei provvedimenti giudiziari e negli accordi tra le parti. L’obiettivo è semplice: evitare che ogni spesa diventi un motivo di conflitto. ⚖️

🔍 Perché serve un protocollo sulle spese dei figli?

Perché l’assegno mensile non copre tutto. Ci sono spese prevedibili e spese imprevedibili, spese quotidiane e spese eccezionali, spese obbligatorie e spese che richiedono una scelta condivisa. 💡

Senza criteri chiari, ogni decisione rischia di trasformarsi in un litigio. Il Protocollo di Milano nasce proprio per questo: dare ordine, trasparenza e prevedibilità. 📘

1️⃣ Le spese ordinarie: ciò che è già incluso nell’assegno

Le spese ordinarie sono quelle che rientrano nella vita quotidiana dei figli e che il genitore collocatario sostiene in modo ricorrente.

Sono già comprese nell’assegno mensile e non richiedono rimborso né rendicontazione. ✔️

Rientrano tra queste:

  • 🍝 vitto e alimentazione;
  • 🥗 mensa scolastica;
  • 👕 abbigliamento ordinario e cambi di stagione;
  • 🏠 spese di casa (utenze, consumi, quota affitto);
  • 📚 materiale scolastico ricorrente;
  • 💊 medicinali da banco;
  • 🛒 piccole spese quotidiane.

2️⃣ Le spese straordinarie che NON richiedono accordo preventivo

Sono spese importanti, ma necessarie e oggettivamente inevitabili. Il genitore che le sostiene deve solo documentarle, e l’altro è tenuto a rimborsare la sua quota. 🤝

Tra queste:

  • 🩺 visite specialistiche prescritte;
  • 🏥 ticket sanitari;
  • 💊 farmaci prescritti;
  • 👓 occhiali e lenti correttive;
  • 🏫 tasse scolastiche/universitarie per istituti pubblici;
  • 📘 libri di testo;
  • 📦 materiale scolastico di inizio anno;
  • 💻 dotazione informatica richiesta dalla scuola;
  • 🛡️ assicurazione scolastica;
  • 🚌 gite scolastiche senza pernottamento;
  • 🚆 abbonamenti bus/treno per la scuola;
  • ⏰ pre-scuola, dopo-scuola, tempo prolungato;
  • 🏕️ centri estivi pubblici o parrocchiali.

Non serve chiedere il permesso all’altro genitore.
Serve però inviare la documentazione per il rimborso. 📩

3️⃣ Le spese straordinarie che richiedono accordo preventivo

Sono spese importanti, non obbligatorie e spesso legate a scelte educative o sanitarie. Per questo il Protocollo richiede l’accordo di entrambi i genitori. ✍️✍️

Tra queste:

  • 🦷 cure dentistiche/ortodontiche private;
  • 🧖‍♂️ cure fisioterapiche o termali;
  • 💉 trattamenti sanitari non coperti dal SSN;
  • 🌿 farmaci omeopatici;
  • 🏫 tasse scolastiche/universitarie per istituti privati;
  • 🧳 gite scolastiche con pernottamento;
  • 📘 lezioni private e corsi di recupero;
  • 🗣️ corsi di lingue;
  • 🎻 corsi di musica e strumenti musicali;
  • ⚽ attività sportive e attrezzature;
  • 🎨 attività artistiche e ricreative;
  • 👶 baby sitter;
  • ✈️ viaggi studio, stage sportivi, vacanze senza genitori;
  • 🚗 conseguimento patente;
  • 🛵 acquisto e manutenzione del mezzo di trasporto del figlio.

Il silenzio oltre 10 giorni vale come assenso.

4️⃣ Come devono essere rimborsate le spese straordinarie?

Il Protocollo stabilisce tempi e modalità precise:

  • 📤 invio della documentazione entro 30 giorni;
  • 💶 rimborso entro 15 giorni;
  • 📧 comunicazioni tracciabili (email, PEC, messaggistica con ricevuta).

⭐ Perché il Protocollo di Milano è così importante?

  • Riduce i conflitti 🔧
  • Chiarisce cosa è incluso nell’assegno e cosa no 📌
  • Evita interpretazioni soggettive 🧭
  • Tutela i figli 👶
  • Tutela entrambi i genitori ⚖️
  • Offre un modello uniforme per tutta Italia 🇮🇹

🧩 Conclusione

Il Protocollo di Milano non è un documento tecnico per addetti ai lavori: è uno strumento concreto per aiutare i genitori a collaborare meglio e a tutelare i figli anche dopo la separazione. Conoscerlo significa evitare conflitti inutili, prevenire incomprensioni e costruire un rapporto genitoriale più sereno e responsabile. 💙


📞 Hai bisogno di un confronto sul tuo caso?

Se ti stai separando, se hai già un provvedimento del tribunale o se vuoi semplicemente capire come applicare correttamente il Protocollo di Milano alla tua situazione concreta, può esserti utile un confronto con un avvocato che si occupa stabilmente di diritto di famiglia.

👉 Approfondisci i temi della separazione, del divorzio e dell’affidamento dei figli visitando la pagina dedicata al diritto di famiglia dello Studio Legale Squillacioti & Grillo:
🔗 Diritto di famiglia – Studio Legale Squillacioti & Grillo

👉 Se invece desideri un parere personalizzato o una consulenza online, puoi utilizzare il servizio dedicato alle consulenze e pareri:
📝 Consulenze e pareri online – Studio Legale Squillacioti & Grillo

Una buona regolazione delle spese dei figli non è solo una questione economica: è un pezzo importante della qualità delle relazioni familiari dopo la separazione. 💛

mercoledì 11 febbraio 2026

🏛️ Canoni locatizi futuri: perché sono pignorabili e assegnabili nell’espropriazione presso terzi

🏛️ Canoni locatizi futuri: perché sono pignorabili e assegnabili nell’espropriazione presso terzi

Nel mondo dell’esecuzione forzata, uno dei temi più ricorrenti riguarda la possibilità di aggredire i canoni di locazione futuri. La domanda è semplice: possono essere pignorati e assegnati al creditore anche se non sono ancora scaduti?

La giurisprudenza risponde in modo netto: , purché il rapporto locatizio esista già al momento del pignoramento.

⚖️ Il principio giuridico: il credito da canone nasce con il contratto

Il giudice dell’esecuzione ribadisce un concetto fondamentale: il credito da canone di locazione non nasce quando diventa esigibile, ma nel momento in cui si perfeziona il contratto.

Questo comporta che:

  • il credito è determinato o comunque determinabile;
  • la sua esigibilità è solo differita nel tempo;
  • rientra nella categoria dei crediti futuri pignorabili.

Di conseguenza, il giudice può disporre l’assegnazione anche dei canoni che matureranno, fino a soddisfazione del credito azionato.

📚 Il quadro normativo di riferimento

La conclusione si fonda su un impianto normativo coerente:

  • art. 546 c.p.c. – inefficacia dei pagamenti del terzo anche per crediti non ancora esigibili;
  • art. 2914 n. 2 c.c. – inefficacia degli atti dispositivi del debitore su crediti futuri derivanti da rapporti già in essere;
  • art. 553 c.p.c. – possibilità di assegnazione di crediti futuri purché determinabili.

La giurisprudenza di legittimità considera da tempo i canoni locatizi come crediti periodici derivanti da un rapporto di durata, quindi pienamente aggredibili.

🔍 Un caso reale che mostra l’efficacia dello strumento

Un’impresa artigiana aveva ottenuto un titolo esecutivo nei confronti di un debitore privo di beni utilmente pignorabili. L’unica risorsa concreta era un contratto di locazione attivo, con canoni mensili regolari.

Il credito ammontava a €10.000,00: una somma troppo bassa per giustificare un pignoramento immobiliare, procedura eccessivamente onerosa rispetto al valore da recuperare. Senza un’azione mirata, la procedura sarebbe stata antieconomica e probabilmente infruttuosa.

Lo studio ha quindi avviato un’esecuzione presso terzi, indicando come terzo pignorato il conduttore dell’immobile. Il giudice, valorizzando la natura determinabile e periodica del credito da canone, ha disposto l’assegnazione anche dei canoni futuri.

Esito sintetico

  • il conduttore è stato obbligato a pagare direttamente all’impresa artigiana creditrice;
  • il recupero del credito è avvenuto in modo progressivo e costante;
  • il debitore non ha potuto modificare o estinguere il contratto in danno del creditore.

La lezione del caso

Quando il credito è modesto e il pignoramento immobiliare sarebbe sproporzionato, l’assegnazione dei canoni futuri diventa uno strumento decisivo per garantire l’effettività dell’azione esecutiva.

🧭 Implicazioni operative per i professionisti

Per il creditore procedente, questo orientamento rappresenta un’opportunità concreta:

  • vincolo diretto sul conduttore;
  • estensione automatica ai canoni futuri;
  • maggiore effettività dell’azione esecutiva.

Per avvocati e consulenti, significa poter strutturare strategie più efficaci quando il patrimonio del debitore è limitato ma esistono rapporti locatizi attivi.

📝 Conclusione

L’orientamento è ormai consolidato: i canoni locatizi futuri sono pienamente pignorabili e assegnabili, perché rappresentano crediti determinabili derivanti da un rapporto già sorto. Uno strumento semplice, ma spesso decisivo, per massimizzare la soddisfazione del credito.


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venerdì 6 febbraio 2026

🧭 Sovraindebitamento: il piano del consumatore funziona solo se è sostenibile

🧭 Sovraindebitamento: il piano del consumatore funziona solo se è sostenibile

Sempre più famiglie si trovano schiacciate da debiti che non riescono più a gestire. In questi casi, il piano del consumatore può diventare un vero strumento di ripartenza. Ma attenzione: non basta “avere un piano”. Serve che sia sostenibile. Ed è proprio qui che molti fascicoli possono incepparsi.

⚖️ Il tribunale non si accontenta delle buone intenzioni

Nel valutare il piano, il giudice applica un criterio chiave: la sostenibilità economica. Non si guarda solo al reddito nominale, ma a quello effettivamente disponibile, alle spese familiari congrue, alla durata del piano, alla liquidità e al patrimonio, e alla compatibilità con obblighi primari come mutuo, affitto o spese sanitarie.

Un errore frequente? Costruire il piano “a tavolino”, senza analizzare il cash flow reale. Il risultato è spesso un rigetto, con perdita di tempo, aumento dei costi e peggioramento della posizione del debitore.

🔍 Un caso reale che mostra cosa fa davvero la differenza

Per capire quanto la sostenibilità incida sull’esito della procedura, basta guardare un caso reale. Un lavoratore dipendente, con coniuge e due figli a carico, si trova in una situazione di forte squilibrio finanziario. I debiti complessivi superano € 130.000,00, distribuiti tra banche, finanziarie e Agenzia delle Entrate. L’unico bene rilevante è l’abitazione principale, già gravata da un mutuo.

Il piano del consumatore è lo strumento corretto. Ma occorre che il fascicolo venga predisposto in maniera rigorosa e che il piano regga alla prova dei numeri.

🔧 Intervento operativo

Prima del deposito occorre avviare un lavoro tecnico–istruttorio mirato:

  • ✔ ricostruzione del cash flow familiare reale
  • ✔ ridefinizione delle spese essenziali documentabili
  • ✔ rimodulazione della rata in funzione della stabilità del reddito
  • ✔ verifica della compatibilità con il mutuo sulla prima casa
  • ✔ predisposizione di una relazione economica chiara e leggibile per il giudice

🎯 La lezione del caso

In materia di sovraindebitamento, la differenza non la fa la norma – quella è uguale per tutti. La differenza la fa la qualità dell’analisi economica che accompagna il fascicolo. Un piano del consumatore non è un modulo da compilare: è un progetto economico–giuridico che richiede metodo, numeri e competenze integrate.

✅ Tre mosse per evitare il rigetto

  1. Analisi del cash flow mensile – Non basta indicare il reddito: bisogna dimostrare quanto rimane davvero disponibile.
  2. Verifica della sostenibilità nel tempo – Un piano “liscio” oggi può diventare insostenibile tra sei mesi se non considera spese straordinarie o variazioni di reddito.
  3. Collaborazione tra avvocato e consulente – Il fascicolo deve essere giuridicamente corretto e numericamente credibile. La sinergia tra competenze è spesso decisiva.

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mercoledì 4 febbraio 2026

📙 Guida introduttiva al Concordato Minore: una soluzione per superare la crisi

Guida introduttiva al Concordato Minore: una soluzione per superare la crisi

Il Concordato Minore è una procedura legale pensata per professionisti e piccole imprese in stato di sovraindebitamento. Rappresenta un’alternativa strategica alla liquidazione forzata del patrimonio, con l’obiettivo di liberare dai debiti residui e, quando possibile, salvaguardare l’attività economica.

In questa guida, a cura dell’Avv. Italo Grillo, vengono illustrati i soggetti ammessi, le tipologie di concordato (in continuità e liquidatorio), le fasi principali del processo e i vantaggi concreti per il debitore.

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