6 luglio 2026

📘 L’art. 69 CCII e il rapporto con il “nuovo” art. 124 bis TUB

L’art. 69 CCII e il rapporto con “nuovo” art. 124 bis TUB
L’art. 69 CCII e il rapporto con il “nuovo” art. 124 bis TUB

📘 L’art. 69 CCII e il rapporto con il “nuovo” art. 124 bis TUB

Cosa imparerai: In questo articolo analizzeremo l’evoluzione del principio del credito responsabile alla luce delle riforme più recenti. Scoprirai come la sinergia tra la disciplina bancaria e le procedure di composizione della crisi impedisca ai creditori professionali negligenti di bloccare i piani di ristrutturazione del consumatore. ✨

🔗 La convergenza tra Art. 69 CCII e Art. 124-bis TUB

Nel panorama attuale della gestione delle crisi da sovraindebitamento, la dottrina più avveduta, i principali operatori del settore e gli Organismi di Composizione della Crisi (OCC) stanno mettendo in relazione molto opportunamente due norme cruciali: l’art. 69, comma 2, del Codice della Crisi e dell’Insolvenza (CCII) e il “nuovo” art. 124-bis del Testo Unico Bancario (TUB), come riscritto dal d.lgs. 212/2025 in attuazione della direttiva UE 2023/2225.

Questa lettura sistematica evidenzia che il rinvio contenuto nell’art. 69 CCII ai principi del credito responsabile deve essere inteso come un rinvio mobile. Da ciò deriva che ogni evoluzione normativa del paradigma del merito creditizio incide automaticamente e direttamente sul perimetro della preclusione processuale che colpisce il creditore negligente nell’istruttoria. ⚖️

🔍 1. Il nuovo paradigma del merito creditizio

La riscrittura dell’art. 124-bis TUB segna un passaggio decisivo e di profonda civiltà giuridica. La valutazione del merito creditizio non è più da considerarsi un adempimento formale o puramente documentale. Al contrario, essa si configura come un dovere sostanziale, proporzionato, strettamente calibrato sulla situazione del consumatore e finalizzato a prevenire il sovraindebitamento.

In ragione di quanto sopra, la violazione del merito creditizio non coincide più con la sola mancanza di verifiche minime, ma con qualsiasi scostamento dal modello europeo del responsible lending. 💼

🔍 2. Gli effetti processuali sull’art. 69, comma 2, CCII

L’art. 69 CCII opera come una vera e propria preclusione selettiva a carico degli istituti di credito. Più precisamente, il quadro normativo traccia una netta separazione delle tutele applicabili. Il creditore che ha concesso credito in violazione del merito creditizio non può in alcun modo contestare la convenienza della proposta o del piano.

Diversamente da quanto sostenuto in passato da alcune interpretazioni restrittive, resta invece possibile l’opposizione unicamente su profili di stretta legittimità, quali la colpa grave del debitore, i requisiti di accesso o la fattibilità giuridica.

In questa architettura istituzionale, merita attenzione il fatto che l’OCC (art. 76 CCII) assume una centralità assoluta, spettando ad esso la ricostruzione delle cause dell’indebitamento, della diligenza del debitore e della sostenibilità del piano.

Tale impianto è supportato da una solida giurisprudenza di merito (Cagliari, L’Aquila, Torre Annunziata, Avezzano) e dalle decisioni di legittimità, che distinguono nettamente la colpa del creditore (che genera la preclusione sulla convenienza) dalla colpa grave o dolo del debitore. 📚

💡 Un esempio pratico

Immaginiamo un consumatore con uno stipendio di 1.500 euro mensili a cui un istituto finanziario conceda un prestito con una rata da 800 euro, omettendo di verificare le banche dati preesistenti. Se il consumatore accede alle tutele del CCII, la finanziaria non potrà opporsi al piano eccependo che la riduzione del proprio credito sia economicamente svantaggiosa, poiché ha attivamente concorso alla determinazione della crisi. 💶

❓ Domande frequenti (FAQ)

La banca può sempre opporsi all’omologazione del piano?

No. Se la banca ha violato le regole sul merito creditizio, la sua opposizione basata sulla non convenienza economica è considerata inammissibile dal giudice.

Cosa accade se il debitore ha colpa grave nel sovraindebitamento?

La condotta del debitore contraria a buona fede o caratterizzata da colpa grave rimane sempre scrutinabile, indipendentemente dalle violazioni dell’istituto finanziario. 🔎

🔍 Punti chiave

Il nuovo 124-bis TUB impone una valutazione del merito creditizio approfondita, proporzionata e nell’interesse del consumatore, per prevenire sovraindebitamento e pratiche di credito irresponsabile.

La violazione del merito creditizio oggi non riguarda più solo un’istruttoria sommaria: è rilevante qualsiasi scostamento dal paradigma del responsible lending.

L’art. 69, co. 2, CCII opera come preclusione selettiva:
– il creditore che ha violato l’art. 124-bis non può opporsi sulla convenienza;
– resta invece ammessa l’opposizione su motivi di legittimità (colpa grave del debitore, requisiti di accesso, fattibilità giuridica).

La giurisprudenza di merito (Cagliari, L’Aquila, Torre Annunziata, Avezzano) conferma che la violazione del merito creditizio rende l’opposizione inammissibile.

La giurisprudenza di legittimità distingue correttamente i due piani di colpa:
– colpa del creditore → preclusione sulla convenienza;
– colpa grave/dolo del debitore → sempre scrutinabile.

Centrale il ruolo dell’OCC, cui l’art. 76 CCII affida la ricostruzione delle cause dell’indebitamento, della diligenza del debitore e della sostenibilità del piano. 🧩

🎯 Riflessioni conclusive

In conclusione, l’art. 69 CCII si dimostra una norma dinamica capace di garantire un equilibrio più giusto, proteggendo il consumatore e responsabilizzando gli intermediari finanziari.

Il perimetro applicativo dello strumento si evolve parallelamente al diritto bancario europeo, rafforzando la funzione educativa e sociale del diritto della crisi. 🌍

Tirando le fila del discorso, desidero evidenziare che le riflessioni espresse in questo post traggono spunto da un recente autorevole articolo della Collega Avv. Monica Mandico, gestore della crisi da sovraindebitamento presso l’OCC dell’Ordine degli avvocati di Napoli e già vice coordinatrice della Commissione di diritto bancario presso il COA di Napoli.

Condivido pienamente la sua approfondita analisi sistematica, specialmente nel punto in cui dimostra come il credito responsabile sia ormai un criterio operativo cogente e non un mero principio astratto.

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5 luglio 2026

🏛️ Permesso di Soggiorno UE per Soggiornanti di Lungo Periodo: La Guida 2026 al Titolo "Illimitato"

🏛️ Permesso di Soggiorno UE per Soggiornanti di Lungo Periodo: La Guida 2026 al Titolo "Illimitato"

permesso di soggiorno di lungo periodo a cura dell'Avv. Italo Grillo

Il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, noto in passato come "carta di soggiorno", rappresenta il traguardo più importante per un cittadino extracomunitario prima della cittadinanza. Questo documento autorizza il titolare a risiedere stabilmente in Italia senza la necessità di rinnovi periodici ogni uno o due anni.

🟦 1. I Requisiti Fondamentali per il 2026

Per ottenere questo titolo nel 2026, il richiedente deve soddisfare rigorosi criteri stabiliti dal Testo Unico sull'Immigrazione e dalla normativa europea (Direttiva 2003/109/CE):

  • Residenza Legale: È necessario risiedere regolarmente e ininterrottamente in Italia da almeno 5 anni.
  • Reddito Minimo: Bisogna dimostrare un reddito annuo derivante da fonti lecite pari almeno all'importo dell'assegno sociale, che per il 2026 è di circa €6.542,51 per il solo richiedente (con maggiorazioni in presenza di familiari a carico).
  • Conoscenza della Lingua: È obbligatorio superare un test di lingua italiana di livello A2 presso centri certificatori riconosciuti, salvo casi di esenzione (come il possesso di un diploma conseguito in Italia).
  • Idoneità Alloggiativa: Il richiedente deve esibire un certificato comunale che attesti che l'abitazione rispetta i parametri igienico-sanitari previsti.
  • Requisito di Sicurezza: Non devono sussistere motivi ostativi legati alla sicurezza nazionale o all'ordine pubblico.

🟦 2. Quali sono i Vantaggi?

Rispetto a un permesso ordinario, il lungo periodo garantisce diritti quasi paritari a quelli dei cittadini italiani:

  • Durata Illimitata: Il permesso non scade, anche se la carta fisica deve essere aggiornata ogni 10 anni con nuovi dati biometrici e foto.
  • Libertà Lavorativa: Consente di svolgere qualsiasi attività lavorativa (subordinata o autonoma) senza necessità di richiedere un nulla osta preventivo.
  • Accesso al Welfare: Garantisce la parità di trattamento nell'accesso alle prestazioni di assistenza sociale, previdenza e cure mediche del SSN.
  • Mobilità UE: Permette di circolare liberamente nell'area Schengen per soggiorni di breve durata (fino a 90 giorni) e facilita l'ingresso in altri Stati membri per motivi di studio o lavoro.

🟦 3. Procedura e Costi 2026

La domanda deve essere presentata tramite il Kit Postale disponibile presso gli uffici di Poste Italiane con sportello "Amico". Per l'anno 2026, il costo complessivo è di €176,46, così ripartito:

  • Contributo di soggiorno: €100,00
  • Stampa del permesso elettronico: €30,46
  • Assicurata postale: €30,00
  • Marca da bollo: €16,00

🟦 4. Protezione dall'Allontanamento

Il titolare di questo permesso gode di una tutela rafforzata contro l'espulsione. Il provvedimento di allontanamento può essere disposto solo in caso di minaccia effettiva e sufficientemente grave per la sicurezza pubblica, a seguito di una valutazione individuale della condotta e dei legami familiari acquisiti sul territorio.

🟦 Perché affidarsi a un avvocato?

Nonostante il diritto allo status di lungo periodo sia riconosciuto dalla legge, una quota significativa di pratiche viene respinta a causa di errori nella compilazione del kit, nella documentazione reddituale o per la mancanza del certificato di idoneità alloggiativa aggiornato. L’assistenza legale garantisce che la domanda sia completa e conforme ai parametri fissati per il 2026, evitando ritardi che in alcune grandi città possono arrivare fino a 180 giorni.

Verifica se hai i requisiti per il permesso illimitato. Contatta lo studio per un'analisi della tua posizione reddituale e per la gestione completa della tua pratica UE.

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Per assistenza in materia di immigrazione, permesso UE di lungo periodo, tutela dei diritti e protezione dei soggetti vulnerabili, puoi richiedere una consulenza qualificata con l’Avv. Italo Grillo e l’Avv. Antonella Squillacioti.

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🛂 Permesso di Soggiorno 2026: La Guida Completa a Rilascio, Rinnovo e Costi

🛂 Permesso di Soggiorno 2026: La Guida Completa a Rilascio, Rinnovo e Costi

permesso di soggiorno 2026 a cura dell'Avv. Italo Grillo

Il permesso di soggiorno è il documento fondamentale che autorizza i cittadini extracomunitari a risiedere e lavorare legalmente in Italia. Disciplinato dal Testo Unico sull'Immigrazione (D.Lgs. 286/1998), questo titolo è legato a specifiche motivazioni (lavoro, famiglia, studio) e ha una durata limitata, fatta eccezione per il permesso di lungo periodo.

🟦 1. La Prima Richiesta: La Regola degli 8 Giorni

Se sei appena entrato in Italia con un visto nazionale per un soggiorno superiore a 90 giorni, hai l'obbligo di richiedere il permesso di soggiorno entro 8 giorni lavorativi dall'ingresso. La domanda si presenta generalmente tramite il Kit Postale disponibile presso gli uffici di Poste Italiane con sportello "Amico".

All'atto della prima domanda, se hai più di 16 anni, dovrai sottoscrivere l’Accordo di Integrazione: un patto con lo Stato basato su un sistema a crediti (conoscenza della lingua, cultura civica) che dovrai mantenere per non rischiare la revoca del titolo.

🟦 2. Tipologie Principali e Durata nel 2026

Nel 2026, le tipologie di permesso più comuni includono:

  • Lavoro Subordinato: legato a un contratto di lavoro, con durata fino a 2 anni.
  • Motivi Familiari: per chi ha effettuato un ricongiungimento o coesione familiare, con durata fino a 2 anni.
  • Studio: per studenti universitari o di corsi di formazione, durata 1 anno rinnovabile.
  • Permesso UE per Soggiornanti di Lungo Periodo: ottenibile dopo 5 anni di residenza legale, ha durata illimitata e garantisce diritti quasi paritari ai cittadini italiani.

🟦 3. Requisiti di Reddito 2026

Per il rilascio o il rinnovo di alcune tipologie di permesso, è necessario dimostrare un reddito minimo basato sull'importo dell'assegno sociale. Per l'anno 2026, le soglie di riferimento sono:

  • Richiedente singolo: €6.947,33 annui.
  • Con 1 familiare a carico: €9.259,77 annui.
  • Con 2 familiari a carico: €11.572,21 annui.

🟦 4. Costi del Kit Postale 2026

Richiedere il permesso di soggiorno comporta dei costi fissi obbligatori:

  • Marca da bollo: €16,00
  • Spedizione assicurata del Kit: €30,00
  • Bollettino per il permesso elettronico (PSE): €30,46
  • Contributo di soggiorno: variabile da €40 (permessi fino a 1 anno) a €100 (lungo periodo).

Il costo totale varia quindi tra €116,46 e €176,46 a seconda della durata del titolo richiesto.

🟦 5. Rinnovo e Conversione

Il rinnovo va richiesto almeno 60 giorni prima della scadenza. Se la domanda è presentata nei termini, la ricevuta postale funge da documento provvisorio, permettendoti di continuare a lavorare e viaggiare (con limitazioni) in attesa del nuovo titolo.

È inoltre possibile convertire il permesso (ad esempio da studio a lavoro) se si possiedono i requisiti, spesso nell'ambito delle quote fissate dal Decreto Flussi.

🟦 Perché rivolgersi a un avvocato?

Errori nella compilazione dei moduli o la mancanza di un solo documento possono causare ritardi di molti mesi o il rigetto della pratica, portando alla condizione di irregolarità. L’assistenza legale garantisce che la tua documentazione sia conforme e ti permette di monitorare correttamente i tempi di rilascio, che nel 2026 variano dai 30 giorni di Bologna ai 180 giorni di Roma.

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Per assistenza in materia di immigrazione, permesso di soggiorno, tutela dei diritti e protezione dei soggetti vulnerabili, puoi richiedere una consulenza qualificata con l’Avv. Italo Grillo e l’Avv. Antonella Squillacioti.

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👨‍👩‍👧 Ricongiungimento Familiare 2026: La Guida Completa per Riunire la tua Famiglia in Italia

👨‍👩‍👧 Ricongiungimento Familiare 2026: La Guida Completa per Riunire la tua Famiglia in Italia

ricongiungimento familiare 2026 a cura dell'Avv. Italo Grillo

Il diritto all'unità familiare è un pilastro fondamentale del nostro ordinamento, riconosciuto sia dalla Costituzione Italiana (artt. 29-30) che dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (art. 8). A differenza del Decreto Flussi, il ricongiungimento familiare non è soggetto a quote annuali: si tratta di un diritto soggettivo che lo Stato deve garantire ogni qualvolta sussistano i requisiti di legge.

🟦 1. Chi può presentare la domanda?

Il ricongiungimento può essere richiesto dal cittadino extracomunitario regolarmente soggiornante in Italia che sia titolare di un permesso di soggiorno con durata non inferiore a un anno. Tra le tipologie di permesso valide rientrano quelle per lavoro subordinato, lavoro autonomo, studio, motivi religiosi, asilo e protezione sussidiaria.

🟦 2. Quali familiari si possono ricongiungere?

Secondo la normativa vigente nel 2026, è possibile richiedere il nulla osta per:

  • Coniuge non legalmente separato e di età superiore ai 18 anni (inclusi partner di unioni civili).
  • Figli minori, anche del coniuge o nati fuori dal matrimonio, previo consenso dell'altro genitore.
  • Figli maggiorenni a carico, solo se totalmente invalidi e impossibilitati a provvedere al proprio sostentamento.
  • Genitori a carico con più di 65 anni, se non dispongono di altri figli nel Paese di origine o se questi ultimi non possono sostenerli per gravi motivi di salute.

🟦 3. Requisiti Economici 2026

Il richiedente deve dimostrare di possedere un reddito annuo minimo derivante da fonti lecite. Il calcolo si basa sull'importo dell'assegno sociale, che per il 2026 determina le seguenti soglie:

  • 1 familiare: €8.813,14 annui.
  • 2 familiari: €11.750,85 annui.
  • Per ogni ulteriore familiare: si aggiunge la metà dell'importo dell'assegno sociale.
  • Genitori ultra-65enni: reddito pari almeno al doppio dell’assegno sociale (€11.750,85).

🟦 4. Requisito dell'Alloggio: L'Idoneità Abitativa

Un presupposto indispensabile è la disponibilità di un alloggio conforme ai parametri igienico-sanitari e di superficie previsti dalla normativa regionale. Per attestarlo, è necessario esibire il certificato di idoneità alloggiativa rilasciato dal Comune di residenza, che ha una validità di 6 mesi.

🟦 5. Agevolazioni per i Titolari di Protezione Internazionale

Se sei un rifugiato o un titolare di protezione sussidiaria, la legge prevede importanti deroghe: non è necessario dimostrare il requisito del reddito minimo né quello dell'idoneità alloggiativa per procedere al ricongiungimento dei tuoi familiari.

🟦 6. La Procedura Passo-Passo

Domanda Online: Si invia tramite il Portale ALI del Ministero dell'Interno, accedendo con SPID o CIE.
Rilascio Nulla Osta: Lo Sportello Unico per l'Immigrazione valuta la pratica entro un termine massimo di 180 giorni.
Visto Consolare: Ottenuto il nulla osta, il familiare all'estero ha 6 mesi per richiedere il visto presso il Consolato italiano.
Ingresso e Permesso: Entro 8 giorni lavorativi dall'arrivo in Italia, il familiare deve richiedere il permesso di soggiorno per motivi familiari tramite kit postale.

🟦 Perché affidarsi a un avvocato?

Nonostante sia un diritto, la procedura amministrativa è complessa e un errore nella documentazione o nel calcolo dei redditi può portare al rigetto della domanda. In caso di diniego, è possibile presentare ricorso al Tribunale Ordinario entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento.

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🏥 Codice STP: cos’è e a cosa serve

Codice STP: cos’è e a cosa serve

codice SPT: il diritto alla salute per gli stranieri a cura dell'Avv. Grillo

Il codice STP, acronimo di “Straniero Temporaneamente Presente”, è lo strumento con cui l’ordinamento italiano garantisce l’accesso alle cure sanitarie agli stranieri non iscritti al SSN e presenti irregolarmente sul territorio. La sua funzione è semplice ma decisiva: impedire che la mancanza di un titolo di soggiorno diventi un ostacolo alla tutela della salute, che la Costituzione e la legge qualificano come diritto fondamentale della persona.

In questo senso, il codice STP rappresenta una delle principali applicazioni del principio di tutela della salute anche per chi non si trova in condizione di regolarità amministrativa.

Fondamento normativo

Il fondamento normativo si trova, in primo luogo, nell’art. 35 del Testo Unico sull’Immigrazione e nell’art. 43 del d.P.R. n. 394/1999, che disciplinano l’assistenza sanitaria agli stranieri non in regola con le norme sul soggiorno. La disciplina è completata da prassi amministrative e indicazioni ministeriali che hanno chiarito, nel tempo, modalità di rilascio, prestazioni garantite e limiti ai poteri di segnalazione.

Quali cure garantisce

Il possesso del codice STP consente l’accesso alle cure urgenti ed essenziali. Sono urgenti le prestazioni che non possono essere rinviate senza pericolo per la vita o danno per la salute; sono essenziali quelle cure relative a patologie non immediatamente pericolose, ma che, se trascurate, possono peggiorare nel tempo fino a compromettere gravemente la salute della persona.

Accanto a queste prestazioni, l’ordinamento assicura anche gli interventi di profilassi e prevenzione, in particolare per le malattie infettive, oltre alle cure connesse alla tutela della gravidanza, della maternità e della salute dei minori. In altre parole, lo STP non è un semplice codice “emergenziale”, ma uno strumento che consente un accesso minimo e concreto alla protezione sanitaria.

Divieto di segnalazione

Uno degli aspetti più importanti della disciplina riguarda il divieto di segnalazione alle autorità di pubblica sicurezza. La persona straniera che si presenta a una struttura sanitaria per chiedere assistenza non deve temere, per questo solo fatto, di essere denunciata o segnalata. Il principio è stato ribadito anche in sede amministrativa e costituisce una garanzia essenziale per rendere effettivo l’accesso alle cure.

Il limite resta quello dei casi in cui l’ordinamento impone un referto o una comunicazione obbligatoria, secondo le regole generali applicabili a ogni paziente. Fuori da queste ipotesi, il personale sanitario non deve trasformare la richiesta di cura in un’occasione di controllo dell’immigrazione.

Giurisprudenza e principi applicati

Sul piano giurisprudenziale, la tutela della salute dello straniero irregolare è stata letta in modo coerente con il principio del “nucleo essenziale” dei diritti fondamentali. La Corte costituzionale ha più volte affermato che il diritto alla salute appartiene alla persona in quanto tale e non può essere svuotato dalla condizione amministrativa del soggetto.

In questa prospettiva, la disciplina dello STP si inserisce come strumento di attuazione concreta di un diritto incomprimibile nei suoi contenuti minimi.

Anche la giurisprudenza di merito amministrativa ha valorizzato il carattere non discriminatorio dell’accesso alle prestazioni sanitarie essenziali, soprattutto quando siano in gioco vulnerabilità particolari, come gravidanza, minori, patologie croniche o condizioni di indigenza. In diverse pronunce dei giudici amministrativi, il rilascio e l’uso del codice STP sono stati letti come espressione di un bilanciamento costituzionalmente orientato tra controllo dell’immigrazione e tutela della persona.

Come si ottiene

Il codice STP viene normalmente rilasciato dalla ASL, da un presidio ospedaliero o da altre strutture sanitarie abilitate, al momento della richiesta di assistenza oppure su richiesta dell’interessato. Ha validità limitata nel tempo, di regola sei mesi, ed è rinnovabile se persistono le condizioni che ne giustificano il rilascio.

Si tratta di un codice non nominativo, utilizzato per garantire continuità nelle cure senza esporre la persona a forme di identificazione incompatibili con la finalità sanitaria.

Sul piano pratico, il richiedente deve presentarsi allo sportello STP o all’ufficio anagrafe sanitaria della ASL con un documento identificativo, anche se non in regola con il soggiorno, e con la documentazione sanitaria disponibile. Se la persona non ha mezzi economici sufficienti, può essere richiesta la dichiarazione di indigenza, che consente l’eventuale esenzione dal ticket nei casi previsti dalla disciplina vigente.

Come compilare la richiesta in ASL

In concreto, la richiesta va compilata in modo essenziale e veritiero. È opportuno indicare i dati anagrafici disponibili, lo stato di irregolarità o l’assenza di iscrizione al SSN, il domicilio o il recapito utile per eventuali comunicazioni e il motivo dell’accesso alle cure.

Se la persona non è in grado di pagare le prestazioni, deve essere compilata anche la dichiarazione di indigenza, assumendosene la responsabilità.

Per un uso corretto della pratica, conviene allegare ogni documento utile: eventuale passaporto o documento consolare, referti medici, prescrizioni, esiti di pronto soccorso o certificazioni cliniche pregresse. La richiesta deve essere chiara ma sobria: l’obiettivo non è “dimostrare” il bisogno in senso burocratico, bensì mettere la struttura sanitaria in condizione di rilasciare il codice e garantire l’accesso tempestivo alle cure.

Una tutela da conoscere

Lo STP è uno degli strumenti più significativi del diritto sanitario italiano perché mostra, in modo concreto, che la salute viene prima della posizione amministrativa dello straniero. Per il giurista, ma anche per chi scrive di diritto per un pubblico più ampio, è un tema utile per spiegare come il sistema bilanci legalità, dignità della persona e protezione dei soggetti più fragili.

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3 luglio 2026

📘 Cassonetti, immissioni moleste e responsabilità risarcitoria: la Corte d’appello di Firenze affronta il tema del superamento della normale tollerabilità

Immissioni condominiali a cura dell'Avv. Italo Grillo

📘 Cassonetti, immissioni moleste e responsabilità risarcitoria: la Corte d’appello di Firenze affronta il tema del superamento della normale tollerabilità

📑 Indice


🏠 Il perimetro della controversia

La recente pronuncia della Corte d’appello di Firenze n°2195/2026 offre uno spunto di rilievo sul tema delle immissioni in ambito condominiale, soprattutto quando il disagio derivante dalla collocazione dei cassonetti non si risolve in un mero fastidio, ma incide in modo apprezzabile sulla vivibilità dell’abitazione.

La decisione si colloca nel solco dell’art. 844 c.c. e conferma che anche odori e rumori riconducibili alla gestione dei rifiuti possono assumere rilievo giuridico quando superano la soglia della normale tollerabilità.

La vicenda riguarda un condomino che lamentava la presenza di cassonetti collocati in prossimità della propria unità immobiliare, con conseguente propagazione di odori sgradevoli e rumori ritenuti incompatibili con il normale godimento della casa. La Corte d’appello ha accolto la domanda risarcitoria, condannando il condominio e il soggetto gestore al pagamento di una somma di 15.000 euro.

Il dato che emerge con maggiore interesse non è soltanto la quantificazione del danno, ma il riconoscimento della rilevanza giuridica di un pregiudizio che, pur non traducendosi necessariamente in una lesione materiale dell’immobile, incide sulla dimensione abitativa e sul diritto a una fruizione non disturbata della proprietà.


⚖️ La norma applicabile

La decisione va letta alla luce dell’art. 844 c.c., che disciplina le immissioni provenienti dal fondo del vicino e impone al giudice una valutazione improntata a criteri elastici, non riducibili a soglie meramente aritmetiche.

In tale prospettiva, il superamento della normale tollerabilità non dipende da un parametro astratto e assoluto, ma richiede un apprezzamento concreto dell’intensità, della durata, della frequenza e del contesto ambientale in cui il fenomeno si verifica.

Nel caso di specie, il disturbo non sarebbe stato occasionale, bensì stabile e reiterato, con effetti tali da compromettere in modo significativo la vivibilità dell’alloggio. È proprio questo passaggio che consente di distinguere il semplice inconveniente della vita condominiale da una vera e propria immissione illecita.


🔍 La prova del pregiudizio

Sul piano probatorio, la vicenda conferma un aspetto di notevole interesse pratico: il danno da immissioni non richiede sempre una dimostrazione esclusivamente tecnica, potendo essere desunto anche da un compendio di elementi fattuali, incluse le deposizioni testimoniali e i riscontri sulla concreta incidenza del fenomeno sulla vita quotidiana del danneggiato.

Per chi opera nel contenzioso civile, questo dato è particolarmente utile.

Il pregiudizio da cattivi odori o rumori non va trattato come una mera lamentela soggettiva, ma va costruito in giudizio attraverso una narrazione ordinata e verificabile: collocazione dei cassonetti, distanza dalle aperture dell’immobile, frequenza del disturbo, eventuali segnalazioni pregresse, effetti sulla fruibilità degli ambienti.


🧭 Profili di responsabilità

La pronuncia assume rilievo anche sul versante della responsabilità, perché richiama la possibile concorrenza tra condominio e gestore del servizio nella causazione del danno.

Quando la localizzazione dei cassonetti, la loro gestione o l’assenza di misure correttive contribuiscono al superamento della soglia di tollerabilità, non è sufficiente invocare la natura collettiva del problema per escludere la responsabilità.

In altri termini, il condominio non è un soggetto immunizzato dal regime delle immissioni solo perché il disagio nasce da un’esigenza comune.

Al contrario, proprio la gestione degli spazi e dei servizi condominiali impone un dovere di prevenzione e contenimento dei pregiudizi prevedibili nei confronti dei singoli partecipanti.


🛠️ Ricadute pratiche

Per il difensore, la pronuncia conferma la centralità di un’impostazione probatoria rigorosa ma non eccessivamente tecnicistica. In casi del genere, è opportuno documentare:

  • la collocazione materiale dei cassonetti rispetto all’unità immobiliare;
  • la persistenza temporale delle immissioni;
  • la loro intensità concreta;
  • le segnalazioni inviate al condominio o al gestore;
  • le conseguenze sul normale utilizzo dell’abitazione.

La domanda risarcitoria acquista maggiore solidità quando riesce a dimostrare che il danno non è episodico né meramente soggettivo, ma obiettivamente percepibile e stabile.

Ed è proprio qui che la motivazione del giudice diventa decisiva: il confine tra tolleranza e illiceità si definisce sempre in concreto.


📝 Osservazione conclusiva

La sentenza della Corte d’appello di Firenze si inserisce in un filone giurisprudenziale coerente con la tutela della qualità della vita domestica, ribadendo che l’abitazione non può essere degradata da immissioni continuative e intollerabili solo perché derivanti da un servizio di interesse collettivo. Per gli operatori del diritto, il caso è interessante perché dimostra come il contenzioso da immissioni continui a muoversi su un terreno di equilibrio tra proprietà, interesse comune e concreta tutela del benessere abitativo.



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25 giugno 2026

🌿 Guida al lascito solidale

🌿 Guida al lascito solidale

Guida al lascito solidale a cura dell'Avv. Italo Grillo


Il lascito solidale rappresenta un atto di grande civiltà e consapevolezza, permettendo di tramandare i propri valori e sostenere cause sociali, scientifiche o umanitarie anche dopo la vita. Contrariamente a quanto si possa pensare, non è un gesto riservato a grandi patrimoni: chiunque può destinare una parte dei propri beni a un’organizzazione non profit senza intaccare i diritti dei propri eredi.

In questa guida, esploreremo come pianificare correttamente un lascito solidale nel rispetto della normativa italiana.


📌 1. Cosa si può lasciare in un testamento solidale?

Il testatore ha ampia libertà nel decidere l'oggetto del lascito. È possibile destinare a un'organizzazione onlus o a un ente del terzo settore:

  • Somme di denaro, azioni o titoli d'investimento.
  • Beni mobili, come opere d'arte, gioielli, arredi o collezioni.
  • Beni immobili, quali appartamenti, terreni o locali commerciali.
  • La polizza vita, indicando l'organizzazione come beneficiaria (ricordando che le polizze vita non rientrano nell'asse ereditario: le polizze sulla vita, infatti, non rientrano tra i beni che cadono in successione. In particolare, il premio dovuto dall’impresa assicuratrice, in caso di morte, viene corrisposto direttamente al beneficiario nominato iure proprio e non iure successionis. È comunque possibile nominare il beneficiario del contratto di assicurazione, stipulato secondo lo schema del “contratto a favore di terzi”, nel testamento, a meno che le condizioni del contratto non escludano questa possibilità).
  • L’intero patrimonio (nel caso in cui non vi siano eredi legittimari).

Nota bene: Per la validità del lascito, è indispensabile che l’organizzazione beneficiaria sia indicata in modo chiaro e inequivocabile nel testamento.


🖋️ 2. Le forme per redigere il testamento

Per disporre un lascito solidale, si può ricorrere alle forme ordinarie previste dal Codice Civile:

  • Testamento Olografo: Deve essere interamente scritto a mano, datato e sottoscritto dal testatore. È la forma più semplice e riservata, ma richiede attenzione per evitare smarrimenti o manipolazioni.
  • Testamento Pubblico: Redatto da un notaio alla presenza di due testimoni. Offre la massima sicurezza giuridica, poiché il notaio garantisce la corretta formulazione delle clausole e la conservazione dell'atto.
  • Testamento Segreto: Consegnato in busta chiusa al notaio, unisce la riservatezza dell’olografo alla certezza della custodia notarile.

⚖️ 3. Il limite invalicabile: la quota di legittima

L'ordinamento italiano tutela i familiari più stretti (coniuge, figli e, in loro assenza, ascendenti), definendoli legittimari. A questi soggetti spetta per legge una porzione del patrimonio (quota di legittima) che il testatore non può ledere.

Il lascito solidale deve quindi gravare sulla cosiddetta quota disponibile, ovvero la parte di patrimonio di cui il testatore può decidere liberamente senza vincoli familiari. Una pianificazione corretta richiede il calcolo preventivo dell'asse ereditario tramite la "riunione fittizia" per assicurarsi che le disposizioni solidali non siano soggette a future azioni di riduzione da parte degli eredi.


💰 4. Aspetti fiscali: l'esenzione totale

Uno dei principali vantaggi del lascito solidale è il regime fiscale di favore. Le eredità e i legati devoluti a favore di organizzazioni non profit, fondazioni o associazioni legalmente riconosciute che perseguono scopi di pubblica utilità sono totalmente esenti dall'imposta di successione.

Inoltre, se il lascito comprende immobili, gli enti del terzo settore possono beneficiare dell'esenzione anche dalle imposte di trascrizione e catastale, garantendo che l'intero valore del bene sia destinato alla causa sostenuta.


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Pianificare un lascito solidale richiede una visione tecnica precisa per armonizzare il desiderio di generosità con la tutela della stabilità familiare. Lo Studio Legale Squillacioti & Grillo, fondato nel 2002 dagli Avvocati Italo Grillo e Antonella Squillacioti, mette a disposizione la propria esperienza ventennale come avvocati familiaristi e specialisti in diritto delle successioni.

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18 giugno 2026

Concordato Minore: la Cassazione semplifica il "Cram Down" fiscale. Meno burocrazia per Professionisti e Piccole Imprese

Concordato Minore: la Cassazione semplifica il "Cram Down" fiscale. Meno burocrazia per Professionisti e Piccole Imprese

Concordato minore semplificato e cram down fiscale


Nel panorama del diritto della crisi d'impresa, stiamo assistendo a una svolta fondamentale per chiunque si trovi in una situazione di sovraindebitamento.

Come professionisti dello Studio Legale Squillacioti & Grillo, seguiamo con attenzione l'evoluzione delle norme che permettono a piccoli imprenditori e professionisti di ottenere una "seconda chance". Una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (la n. 14555 del 16 maggio 2026) ha finalmente rimosso pesanti ostacoli burocratici, rendendo il Concordato Minore più agile e accessibile.

Che cos'è il "Cram Down" Fiscale?

Il termine "cram down" indica un meccanismo di omologazione forzosa dei debiti verso il Fisco o gli enti previdenziali. In termini semplici: se un debitore propone un piano sostenibile ma l'Agenzia delle Entrate (o l'INPS) rifiuta o resta in silenzio, il Giudice può superare tale diniego.

Il presupposto è che la proposta sia più conveniente per l’erario rispetto alla liquidazione controllata.

La svolta della Cassazione: il Concordato Minore diventa "Light"

La Cassazione ha chiarito che il Concordato Minore è una procedura autonoma e semplificata, non soggetta ai rigidi requisiti della transazione fiscale dell’art. 88 del Codice della Crisi.

Principali semplificazioni procedurali

  • Niente procedure rigide: non è più obbligatoria la transazione fiscale “pesante”.
  • Stop ai pareri regionali: decide la sola Direzione Provinciale.
  • Silenzio-Assenso: l’inerzia dell’Agenzia equivale a voto favorevole.

Il valore legale del silenzio dell'Amministrazione Finanziaria

La rimozione del parere conforme regionale consente alla Direzione Provinciale di esprimersi autonomamente. Se non risponde entro i termini, la legge considera il silenzio come voto favorevole.

Il cram down non è applicabile se il Fisco è l’unico creditore.

Il ruolo centrale dell’OCC

L’OCC deve attestare la convenienza della proposta rispetto alla liquidazione. Questa relazione è ciò che consente al Giudice di omologare anche contro il parere del Fisco.

Conclusione

La sentenza rappresenta un passo avanti verso una giustizia civile più accessibile e vicina alle esigenze dei piccoli soggetti. Gli strumenti per ripartire oggi sono più semplici e veloci.

Per approfondimenti o consulenze personalizzate, consultate i nostri canali ufficiali.