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mercoledì 18 marzo 2026

🚫 Quando la riscossione “spezza” il debito per moltiplicare le spese: perché la Cassazione lo vieta

🚫 Quando la riscossione “spezza” il debito per moltiplicare le spese: perché la Cassazione lo vieta

Negli ultimi anni molti contribuenti si sono trovati davanti a una pratica tanto diffusa quanto discutibile: la moltiplicazione artificiosa degli atti di riscossione da parte di società private che operano per conto di Comuni e Regioni. Invece di procedere con un unico pignoramento o un’unica intimazione, alcuni concessionari notificano una serie di atti identici, distanziati di pochi giorni, con l’effetto di far lievitare spese, aggi e compensi. 😠

Un caso emblematico? Cinque pignoramenti notificati a distanza di una settimana l’uno dall’altro, tutti riferiti alle stesse cartelle. Un comportamento che appare intuitivamente ingiusto e che la Corte di Cassazione considera, a pieno titolo, illegittimo.

📌 Il principio delle Sezioni Unite: niente frazionamento per lucrare sulle spese

La sentenza cardine è la Cass. SS.UU. n. 23726/2007, che ha affermato un principio semplice e fondamentale:

Non è consentito frazionare un unico credito in più azioni giudiziali o esecutive quando ciò serve solo a moltiplicare compensi e spese.

Questo orientamento è stato poi confermato da successive pronunce, tra cui Cass. n. 1088/2020 e SS.UU. n. 7299/2025, che hanno ulteriormente chiarito i confini dell’abuso.

⚖️ Perché il frazionamento è un abuso del processo

Secondo la Suprema Corte, spezzare artificiosamente il credito viola i principi di buona fede, correttezza e leale collaborazione processuale. Il creditore deve agire in un’unica soluzione quando:

  • il credito deriva da un unico rapporto di durata;
  • le pretese sono riconducibili agli stessi fatti costitutivi;
  • le domande possono essere decise nell’ambito di un unico giudicato.

Frazionare senza motivo significa impegnare inutilmente la macchina della giustizia e gravare il debitore di spese non necessarie. È, a tutti gli effetti, un abuso del diritto di azione.

📉 Le conseguenze per chi fraziona

Le Sezioni Unite del 2025 hanno chiarito che il frazionamento abusivo può comportare:

  • improponibilità delle domande successive alla prima;
  • condanna alle spese per comportamento processuale scorretto;
  • riunione dei procedimenti per evitare duplicazioni inutili.

Il messaggio è chiaro: chi fraziona senza motivo rischia di vedere le proprie pretese neutralizzate.

🏛️ Il principio vale anche per le società di riscossione

Il fatto che il principio sia nato in ambito civilistico non significa che non si applichi alla riscossione. Anzi: le società private che operano per conto degli enti locali – e anche l’Agenzia delle Entrate Riscossione – non possono notificare una pluralità di atti identici (pignoramenti, fermi, intimazioni) riferiti alle stesse cartelle solo per aumentare aggi e compensi.

Quando ciò accade, il contribuente può eccepire l’abuso e chiedere:

  • la riunione dei procedimenti;
  • la dichiarazione di improponibilità;
  • la condanna alle spese;
  • la valutazione di un eventuale danno subito.

🟢 Quando il frazionamento è invece legittimo

La Cassazione ammette eccezioni, ma devono essere oggettive e dimostrabili:

  • crediti maturati in momenti diversi e non prevedibili;
  • esigenze di tutela urgente su una parte del credito;
  • situazioni in cui le pretese non erano originariamente unificabili.

In assenza di queste condizioni, il frazionamento resta un comportamento abusivo.

📬 Hai ricevuto più atti identici? Vuoi un parere?

Se ti trovi in una situazione simile o vuoi capire se gli atti che hai ricevuto sono legittimi, puoi richiedere un parere personalizzato o una valutazione dei tuoi atti di riscossione.

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