🧭 Sovraindebitamento: il piano del consumatore funziona solo se è sostenibile
Sempre più famiglie si trovano schiacciate da debiti che non riescono più a gestire. In questi casi, il piano del consumatore può diventare un vero strumento di ripartenza. Ma attenzione: non basta “avere un piano”. Serve che sia sostenibile. Ed è proprio qui che molti fascicoli possono incepparsi.
⚖️ Il tribunale non si accontenta delle buone intenzioni
Nel valutare il piano, il giudice applica un criterio chiave: la sostenibilità economica. Non si guarda solo al reddito nominale, ma a quello effettivamente disponibile, alle spese familiari congrue, alla durata del piano, alla liquidità e al patrimonio, e alla compatibilità con obblighi primari come mutuo, affitto o spese sanitarie.
Un errore frequente? Costruire il piano “a tavolino”, senza analizzare il cash flow reale. Il risultato è spesso un rigetto, con perdita di tempo, aumento dei costi e peggioramento della posizione del debitore.
🔍 Un caso reale che mostra cosa fa davvero la differenza
Per capire quanto la sostenibilità incida sull’esito della procedura, basta guardare un caso reale. Un lavoratore dipendente, con coniuge e due figli a carico, si trova in una situazione di forte squilibrio finanziario. I debiti complessivi superano € 130.000,00, distribuiti tra banche, finanziarie e Agenzia delle Entrate. L’unico bene rilevante è l’abitazione principale, già gravata da un mutuo.
Il piano del consumatore è lo strumento corretto. Ma occorre che il fascicolo venga predisposto in maniera rigorosa e che il piano regga alla prova dei numeri.
🔧 Intervento operativo
Prima del deposito occorre avviare un lavoro tecnico–istruttorio mirato:
- ✔ ricostruzione del cash flow familiare reale
- ✔ ridefinizione delle spese essenziali documentabili
- ✔ rimodulazione della rata in funzione della stabilità del reddito
- ✔ verifica della compatibilità con il mutuo sulla prima casa
- ✔ predisposizione di una relazione economica chiara e leggibile per il giudice
🎯 La lezione del caso
In materia di sovraindebitamento, la differenza non la fa la norma – quella è uguale per tutti. La differenza la fa la qualità dell’analisi economica che accompagna il fascicolo. Un piano del consumatore non è un modulo da compilare: è un progetto economico–giuridico che richiede metodo, numeri e competenze integrate.
✅ Tre mosse per evitare il rigetto
- Analisi del cash flow mensile – Non basta indicare il reddito: bisogna dimostrare quanto rimane davvero disponibile.
- Verifica della sostenibilità nel tempo – Un piano “liscio” oggi può diventare insostenibile tra sei mesi se non considera spese straordinarie o variazioni di reddito.
- Collaborazione tra avvocato e consulente – Il fascicolo deve essere giuridicamente corretto e numericamente credibile. La sinergia tra competenze è spesso decisiva.
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