29 gennaio 2021

Il monito della Consulta sulla maternità surrogata

Il monito della Consulta sulla maternità surrogata

“Il Legislatore dovrà trovare forme più adeguate di tutela del bambino nato all’estero con la tecnica della maternità surrogata”: questo il severo monito della Consulta al Parlamento, sempre più in ritardo nel tutelare i diritti civili e umani dei cittadini italiani.

La decisione della Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale, riunita il 28 gennaio in camera di consiglio, ha esaminato le questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Padova e dalla Cassazione sull’impossibilità di riconoscere in Italia, perché in contrasto con l’ordine pubblico, un provvedimento giudiziario straniero che attribuisce lo stato di genitori a due uomini italiani uniti civilmente, ricorrenti alla maternità surrogata.

In attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio stampa della Corte ha comunicato che la questione è stata dichiarata inammissibile.

La tutela del minore nato da maternità surrogata

La Corte, pur confermando il divieto penalmente sanzionato di maternità surrogata, ha rilevato che l’attuale quadro giuridico non assicura piena tutela agli interessi del bambino nato con questa tecnica.

Poiché sono possibili diverse soluzioni normative, la Corte ha ritenuto di non poter intervenire direttamente, nel rispetto della discrezionalità legislativa, ma ha affermato la necessità di un intervento del Parlamento.

Le questioni sollevate dai giudici

La Cassazione aveva sollevato questioni relative all’impossibilità di riconoscere in Italia un provvedimento straniero che attribuisce lo stato di genitori a due uomini uniti civilmente che hanno fatto ricorso alla maternità surrogata.

Il Tribunale di Padova aveva invece posto una questione di costituzionalità sul riconoscimento dello status di figli per nati mediante procreazione medicalmente assistita eterologa praticata all’estero da una coppia di donne.

Il dibattito politico e giuridico

Le motivazioni della sentenza saranno depositate nelle prossime settimane, ma il dibattito giuridico e politico resterà aperto finché il Parlamento non interverrà. Molti sostengono che sui diritti delle famiglie omogenitoriali la discriminazione sia frutto del silenzio del Legislatore.

“È arrivato il momento di avere uguali diritti per i bambini delle famiglie arcobaleno”, dichiarano Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, e Leonardo Monaco, Segretario di Certi Diritti.

“La discriminazione che vige per questi bambini nel nostro Paese è determinata da precise responsabilità politiche.”

Responsabilità del legislatore che non ha superato i divieti della legge 40/04 e non ha previsto una disciplina sulla filiazione nella legge del 2016 sulle Unioni Civili. Il monito della Consulta è chiaro: agire subito nell’interesse dei bambini in attesa di una legge che riconosca i loro diritti.

Un Paese in ritardo sui diritti

In un periodo segnato da crisi di Governo, pandemia e nuove difficoltà sociali, i temi dei diritti della persona continuano a essere derubricati dall’agenda politica. È tempo di buone leggi e di investire sul futuro del Paese, con persone che vogliono esercitare diritti e contribuire alla crescita democratica.

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