Burke, Rousseau e il M5S
Il caso politico: Draghi, Rousseau e i dissidenti M5S
L’attualità politica che ha visto la fiducia al Governo Draghi e l’espulsione dei dissidenti del M5S riapre il dibattito sul vincolo di mandato per i Parlamentari italiani.
Non rileva qui la validità della votazione sulla piattaforma Rousseau, più volte sanzionata dal Garante e vulnerata dagli hacker.
Il mandato imperativo nella visione del M5S
I leader del Movimento, inclusi gli espulsi, hanno sempre sostenuto il mandato imperativo per contrastare il trasformismo parlamentare, arrivando a prevedere una multa da centomila euro per i Portavoce che cambiassero gruppo.
Il populista medio potrebbe replicare con il consueto frasario dell’antipolitica: “poltrone, auto blu, vitalizi…”.
Origini storiche del mandato imperativo
Nel Medioevo i membri del Parlamento rappresentavano esclusivamente gli interessi dei territori di provenienza, convocati per autorizzare tributi alla Corona.
Quando il Parlamento divenne Assemblea Legislativa, il libero mandato iniziò a prendere forma.
Burke e il principio del libero mandato
Nel celebre discorso del 3 novembre 1744, Edmund Burke affermò: «il Parlamento non è un congresso di ambasciatori di opposti interessi... il Parlamento è assemblea deliberante di una nazione, con un solo interesse, quello dell’intero».
Questa è la formulazione teorica del divieto di mandato imperativo.
Rousseau, Rivoluzione Francese e rappresentanza moderna
Giovanni Sartori individua nella Rivoluzione Francese il momento del distacco dalla rappresentanza medievale: la Costituzione del 1791 dichiarò che i rappresentanti non rappresentano un dipartimento, ma l’intera nazione.
L’art. 7 della Costituzione francese del 1791 codificò il divieto di mandato imperativo.
Il divieto di mandato imperativo in Italia
Lo Statuto Albertino del 1848 già prevedeva che i Deputati rappresentassero la Nazione e non le sole province. Nessun mandato imperativo poteva essere loro conferito.
La Costituzione italiana repubblicana ribadisce il principio all’art. 67: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato».
Conclusione: il cortocircuito del M5S
Crimi, Morra, Lezzi e gli altri epurati se ne facciano una ragione: il cortocircuito creato dalle loro regole non appartiene alla democrazia né alla Costituzione italiana.