19 luglio 2021

Genova, la scuola Diaz e la Cassazione

Genova, la scuola Diaz e la Cassazione

Il contesto del G8 di Genova e il ruolo della Cassazione

In vista del ventesimo anniversario del G8 di Genova del 2001, prosegue l’approfondimento giuridico di quegli eventi. Il 5 luglio 2012 la Quinta Sezione della Corte di Cassazione ha messo un punto fermo sui fatti della scuola Diaz.

A venti anni da quegli avvenimenti è utile discutere in punto di diritto quanto accaduto in quei giorni.

La ricostruzione della Suprema Corte: violenze straordinarie

La sentenza n. 38085 ricostruisce il quadro dei fatti: le violenze alla Diaz furono di gravità straordinaria, colpendo persone inermi, dormienti o già in atteggiamento di sottomissione. Una brutalità punitiva, vendicativa e diretta all’umiliazione fisica e mentale delle vittime.

Secondo gli Ermellini, tali condotte integrano la fattispecie di “tortura” delineata dalla Convenzione ONU del 1984, o almeno un “trattamento inumano e degradante” vietato dall’art. 3 CEDU, che deve essere represso con rimedi concreti e processi non soggetti a prescrizione.

Il vuoto normativo italiano prima del 2017

All’epoca dei fatti, nell’ordinamento penale italiano non esisteva il reato di tortura. Porre rimedio alla violazione della CEDU era compito esclusivo del Legislatore, non della Corte Costituzionale, che non poteva intervenire sulla disciplina della prescrizione.

La perquisizione: legittima nelle premesse, illegittima nei metodi

La Cassazione ritiene legittima la perquisizione ai sensi dell’art. 41 T.U.L.P.S., poiché non si poteva escludere la presenza di armi nella scuola. Tuttavia, i metodi furono illegittimi: operazione condotta con modalità militari, manovra “a tenaglia”, assenza di regole di ingaggio, impiego di circa 500 operatori.

Il “pestaggio indiscriminato”: la ricostruzione dei giudici

La sentenza documenta l’indiscriminato pestaggio degli occupanti della scuola, preceduto dall’aggressione a cinque persone inermi all’esterno. Tra le vittime: il giornalista inglese Mark Covell, con fratture multiple e perdita dei sensi.

All’interno, gli operatori colpirono chi dormiva o chi aveva le mani alzate, con manganelli, calci e pugni, ignorando le invocazioni di non violenza. Alcuni vennero insultati e colpiti nonostante mostrassero documenti o pass stampa.

Gli arresti, le lesioni e la “macelleria messicana”

L’irruzione portò all’arresto di 93 persone, con accuse gravissime. 87 riportarono lesioni, due rischiarono la vita. Le testimonianze concordano sulla violenza indiscriminata degli operatori.

Il Comandante Fournier definì l’operazione “macelleria messicana”, dopo aver tentato di parlare di “colluttazioni unilaterali”.

La prescrizione e il contributo causale degli imputati

Molti reati furono dichiarati prescritti, ma la sentenza ricostruisce con precisione il contributo causale di ciascun imputato: lesioni, falsità in atti, calunnie.

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