⚖️ Cosa resta del caso Enzo Tortora: errore giudiziario e gogna mediatica
Cosa imparerai da questo articolo: analizzeremo la drammatica vicenda giudiziaria di Enzo Tortora, la nascita del fenomeno della gogna mediativo-giudiziaria, i parallelismi storico-giuridici con la "Storia della colonna infame" di Manzoni e le riflessioni ancora attuali sulle garanzie dell'imputato e la carcerazione preventiva.
“Che non sia un’illusione”. Sulla tomba di Enzo Tortora, scomparso il 18 maggio 1988, si trova questa iscrizione apparentemente enigmatica. Nondimeno, la genesi di quella frase rivela la testimonianza di una ferita ancora aperta nella storia della giustizia italiana. Come ha ricordato la compagna Francesca Scopelliti, il popolare conduttore di Portobello volle essere cremato insieme a una copia della Storia della colonna infame di Alessandro Manzoni, con prefazione di Leonardo Sciascia, augurandosi che il proprio drammatico sacrificio personale potesse servire a riformare la cultura delle garanzie nel Paese.
Oltre le grossolane imprecisioni investigative, l'uso disinvolto delle dichiarazioni dei pentiti e il ricorso patologico alla carcerazione preventiva, merita attenzione il fatto che la vicenda Tortora rappresenti il prototipo storico della gogna mediatica giudiziaria. Il trasferimento in manette dinanzi alle telecamere, orchestrato ad arte per soddisfare il clamore pubblico, ha segnato l'inizio di una deriva spettacolarizzata del processo penale.
📜 La "Colonna Infame" moderna ed il populismo giudiziario
Per comprendere appieno la portata del tema, occorre richiamare il parallelismo con l'opera manzoniana. Nel saggio storico del 1840, Manzoni ricostruiva con lucido rigore il processo celebrato a Milano nel 1630 contro i presunti "untori":
“Ai giudici che, in Milano, nel 1630, condannarono a supplizi atrocissimi alcuni accusati d’aver propagata la peste con certi ritrovati sciocchi non men che orribili, parve d’aver fatto una cosa talmente degna di memoria, che [...] decretaron di più, che in quello spazio s’innalzasse una colonna, la quale dovesse chiamarsi infame [...]. E in ciò non s’ingannarono: quel giudizio fu veramente memorabile.”
Sul versante delle garanzie, le tematiche evidenziate da Manzoni — dall'estorsione di confessioni alla promessa di impunità per i delatori, fino alla logica del giustizialismo sommario — ritornano con drammatica regolarità. Diversamente da quanto accadeva nel passato, tuttavia, la gogna contemporanea precede lo stesso dibattimento, trasformando l'informazione di garanzia e le misure cautelari in una condanna sociale anticipata e spesso irreversibile.
✉️ Il monito di Tortora e la tutela della presunzione di innocenza
In continuità con quanto evidenziato, resta emblematico il contenuto di una lettera indirizzata alla compagna il 2 ottobre 1983 dal carcere, nella quale Tortora descriveva con lucidità la sproporzione del potere di coercizione e la violazione dei principi di civiltà giuridica:
“L’enormità delle accuse è accompagnata da una mostruosità procedurale, addirittura inconcepibile... Ciò che a loro preme è costruirmi delinquente. In ogni modo: frugando nella pattumiera delle lettere anonime... Hanno un potere tremendo, inumano, impensabile in democrazia... Prima le manette e poi le prove: principio barbaro medioevale.”
In conclusione, il ricordo del caso Enzo Tortora non deve ridursi a mera commemorazione storica, ma deve guidare un costante impegno civile per la difesa della presunzione di innocenza ex art. 27 Cost. e per una rigorosa attuazione del giusto processo. Solo garantendo l'equilibrio tra poteri e la centralità delle prove nel contraddittorio sarà possibile fare in modo che quel doloroso sacrificio non rimanga, infatti, un'illusione.
Per qualunque approfondimento sui temi della responsabilità professionale, delle garanzie della difesa penale e della tutela dei diritti fondamentali dell'imputato, è possibile contattare lo Studio Legale ai seguenti recapiti: e-mail avvitalogrillo@gmail.com | WhatsApp 3386395723.
Richiedi una consulenza o un parere legale online